domenica 30 dicembre 2007

Beppe Grillo nel Luneri di Smembar 2008

luneri di smembar 2008


traduzione del testo sotto la vignetta:
Cari smembri, sono instizzito Anzi peggio! sono arrabbiato!
Perché tutti i giorno che passano Si allarga, ed anche molto,
Quel burrone che si è scavato Tra Palazzo e Società


Dalle nostre parti, in Romagna è assai diffuso un calendario murale chiamato “Luneri di smembar”, un lunario di grande formato a foglio unico che, appeso alle porte delle stalle, era di guida per i lavori dei campi e della vita quotidiana dei contadini e che curiosamente è ancor oggi illustrato da una vignetta bizzarra e arricchito da una zirudela satirica dialettale, una sorta di lunga poesia in dialetto che commenta con ironia avvenimenti politici e di cronaca sia locale sia nazionale dell’anno appena trascorso.
Gli Smembar, sono una compagnia di spiantati, nullafacenti, nullatenenti, qui da i bus intal ganasc (quelli dai buchi nei ginocchi), devoti al San Giovese, dal viso scavato dalla miseria e dalla povertà, in cui per certi versi bene si identificavano i poveri mezzadri e abitanti di villa a partire dalla seconda metà dell’Ottocento.

Nel 1911 Carlo Piancastelli, nel suo saggio di bibliografia romagnola, "pronostici e almanacchi" a proposito del Luneri di Smembar scrive ... è il più antico e diffuso di tutti, così ne è anche il più importante, giacchè con esso possediamo non più solo dei frammenti di psicologia popolare, ma un completo documento quale indice dei sentimenti pubblici più vivaci e caratteristici della piccola borghesia e degli operai ...

Il Luneri di Smembar nacque la notte di S. Silvestro del 1844 durante una riunione di artisti che erano riuniti nell’Osteria di Marianàza a Faenza per festeggiare l’anno nuovo, in modo modesto, come era costume a quei tempi.
Al termine della serata, mancavano i quattrini per pagare l’oste, allora uno della combriccola (l’artista e scenografo Romolo Liverani) si fece portare un foglio di carta e su di esso disegnò un uomo dal vestito a brandelli a cavalcioni di un magro ronzino seguito da altri personaggi anch’essi malmessi: era il generale degli Smembri che si dirigeva verso la Locanda della Miseria.
Poi il Liverani, assieme ai suoi amici, scrisse sul foglio un «Discorso generale» nel quale faceva profezie e pronostici sulle stagioni e sugli avvenimenti politici. Finito il lavoro, gli artisti consegnarono il foglio all’oste esclamando: «Prendi, sarà la tua fortuna». Ed è stata davvero un’impresa fortunata la pubblicazione di questo Lunario; iniziatosi nel 1845 col nome di Lunario Faentino e proseguito poi dal 1847 col nome attuale di Lunêri di Smémbar ora il popolarissimo Lunario stampa oltre 100.000 di copie distribuite in tutta la Romagna. Ogni romagnolo lo affigge in casa o nella bottega dove lavora.
Purtroppo i primi numeri sono ormai rarissimi, e i collezionisti che ambiscono di averli, pagano cifre da capogiro quelle annate ormai introvabili.
Dal 1989 il lunario, sempre nella sua veste grafica tradizionale, è passato dal bianco e nero al colore.

Cosa significa la parola «Smémbar»?
Chiediamolo ai nostri vocabolari e alla Redazione de Lunêri:
- Vocabolario Romagnolo-Italiano del Morri - 1841
Smémbar = voce inesistente.
(Questo vuol dire che la parola Smémbar fu creata appositamente per il lunario la notte del 1844)
Nell’edizione del 1863, dello stesso Morri, troviamo:
Smémbar = Gretto, Tritone, Galuppo, Sbricio, Gnudo bruco. Essar dla cumpagnèja di Smémbar, essere entrato nel numero degli imbrogliati. Fêr un quël a la Smémbar, far checchessia a miseria.
- Vocabolario Romagnolo-Italiano del Mattioli - 1879
Smémbar = vedi Sbràndël.
Sbràndël = Cencioso, vestito di abiti logori e laceri.
- Vocabolario Romagnolo-Italiano di Ercolani - 1971
Smémbar = Povero diavolo. Per via del «Lunêri di Smémbar», «smémbar» è diventato sinonimo di ubriacone, poiché i personaggi di quel lunario sono poveri diavoli sempre alle prese con fiaschi e damigiane di vino.
- Redazione de Lunêri di Smémbar
Per noi «smémbar» vuol dire che i fondatori del lunario, anziché essere un gruppo di «membri», si definirono «smembri» viste le precarie condizioni nelle quali si trovavano.

sabato 29 dicembre 2007

28 Dicembre 2007 - Omicidio di Stato

dal blog di Beppe Grillo ... grazie agli amici di Perugia


Leggi il testo dell'intervista

Qualcuno bussa alla tua porta. E' lo Stato. Ti porta via dalla tua famiglia. Da tuo figlio di 14 anni. Ti accusa di aver coltivato delle piantine di canapa indiana nell'orto di casa. Ti mette in cella. Ti uccide. Non è l'Argentina dei colonnelli e neppure l'Unione Sovietica di Stalin. E' l'Italia di Mastella e di Amato. Aldo Bianzino è stato assassinato in carcere. Ucciso due volte. Prima dai suoi carnefici e poi dai media che lo hanno ignorato.
La vedova di Aldo si chiama Roberta Radici. Nell'intervista che ci ha rilasciato ha detto: "Non so cosa pensare dello Stato. Cosa pensare della giustizia."

Post precedente: Cristo si è fermato a Capanne.

Ps: "La situazione di questa famiglia è tragica. Abbiamo conosciuto Roberta, sua madre (91enne) e suo figlio, un angelo nel vero senso della parola, basta osservare lui per capire come poteva essere Aldo.
Questa famiglia, oltre alla paura, vive un disagio economico notevole.
Roberta è malata e invalida civile al 100% (250 euro di pensione al mese!), la madre per quanto arzilla è sempre ultranovantenne e dovresti vedere dove abitano, praticamente isolati e indifesi.Questa è la vera emergenza, aldilà della tragedia di Aldo, c'è da salvare una famiglia rovinata da una vicenda oscura e oscurata. C'è da pensare ad un ragazzo che ha 14 anni e si ritrova con una madre malata e un padre che non può più provvedere a lui.
Esiste anche un C/C postale su cui effettuare donazioni:
c/c postale n° 27113620 intestato a Roberta Radici.
Noi stiamo già facendo il possibile. Aiutateci!!!"
Meetup di Perugia

Storia, origini, curiosità della Romagna Celtica

Anselmo Calvetti Romagna celtica
Con un saggio di Eraldo Baldini sulla festa di Hallowen
A iniziare dal VII secolo a.C. genti celtiche calarono, in più ondate, dai passi alpini nella Transpadana centro-occidentale e, nel IV secolo, Boi e Senoni penetrarono nella Cispadana e raggiunsero la costa adriatica, dalle foci del Po sino al fiume marchigiano Esino.
Per due secoli si protrassero gli scontri fra i Celti cisalpini e la Repubblica romana, che si conclusero nel 191 a.C. con la definitiva resa dei Boi.
L'apporto delle genti celtiche alla formazione delle popolazioni dell'Alta Italia si rileva ancora oggi dalla toponomastica, dai dialetti (detti "gallo-italici") ed, in genere, dalle tradizioni popolari.
In questo volume sono trattati con particolare attenzione i maggiori eventi che coinvolsero i Celti cispadani, quali la spedizione di Brenno verso Chiusi e Roma e le battaglie al Sentino, alla selva Litana e al castrum Mutilum (Modigliana).




I Celti in Romagna Le primissime tracce di insediamenti Celtici (proto-Celtici) in Europa si fanno risalire al 1800 a.C., nell’area che si stende fra il Reno e il Danubio fino alle montagne Boeme. Nasce qui...L'eredità dei Celti in Romagna I Celti, apparentemente sommersi e spazzati via dalla civiltà Romana, le sopravvissero nel cuore stesso della cultura, perché più intimamente legati al mondo del...
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Raccolta bibliografica di testi consigliati
C'era una volta la foresta Nell’età del Ferro i Celti e altri popoli convivevano con un paesaggio molto diverso dal nostro. La pianura Padana era coperta da una grande...

venerdì 28 dicembre 2007

Romagna-Toscana: paganesimo, magia, superstizione


 Non vi è motivo di ritenere un falso l’opera di Charles Godfrey Leland che testimonia la sopravvivenza del paganesimo etrusco-romano nell’Appennino tosco-romagnolo fino alla fine del XIX secolo (Leland C.G., 1898). E’ quindi opportuno esaminare il soggetto in rapporto a ciò che oggi riscontriamo nella stessa zona ed in particolare in relazione al ritrovamento di cui sopra. Il Leland (1824-1903), storico delle religioni e Presidente della Gypsy-Lore Society di Londra, recuperò, sul finire dell’800, nell’Appennino a cavallo fra Romagna e Toscana, uno straordinario retaggio di elementi del paganesimo etrusco-romano, inspiegabilmente sopravvissuto nella tradizione popolare di quella zona.
Il fatto è straordinario, non si tratta infatti di regioni remote e marginali della nostra penisola, bensì del cuore della campagna italiana più evoluta e ricca. E’ evidente, come appare attraverso il rigoroso ed ineccepibile lavoro del Leland, che nella Romagna toscana e nelle aree limitrofe delle province di Firenze e Arezzo, la “vecchia religione” era sopravvissuta intatta sino ai giorni nostri, a fianco di quella cristiana, relegata de facto in secondo piano e a lato delle superstizioni notoriamente presenti nella cultura popolare. Queste credenze e pratiche segrete registrate quando erano ancora vive e diffuse e se pur taciute, note a molti, testimoniano la sopravvivenza, nel centro più civile dell’Italia cristiana, non solo di una forte fede in antiche divinità, spiriti, elfi, streghe, incantesimi, sortilegi, profezie, pratiche mediche ‘alternative’, amuleti, ma addirittura del paganesimo classico.
E’, quello miracolosamente tramandatoci dal Leland, un mondo spirituale parallelo, celato o negato da benpensanti, che ben lo conoscevano e dal quale traevano forse motivo d’imbarazzo. Una cosa è, infatti, accettare l’esistenza di stregonerie e superstizioni, peraltro condannate anche in epoca romana, ben altra cosa è venire a patti con la sopravvivenza del paganesimo tout court. L’autore descrive puntualmente, documentandola con metodo rigorosamente scientifico, questa civiltà territoriale che sarebbe altrimenti rimasta ignota, come l’esistenza di libri etruschi, senza lasciar traccia, fornendo una mole di informazioni essenziali per una sua accurata verifica.
E’ interessante notare che il confine naturale fra Romagna e Toscana, ossia il crinale appenninico, che è stato confine politico soltanto fra il VI e l’VIII secolo d. C., costituisce uno dei più drastici confini linguistici d’Europa. La catena appenninica che divide le due regioni non costituisce un baluardo naturale tale da giustificare la cesura linguistica che invece vi si osserva. Né le Alpi, né i Pirenei e nemmeno il Caucaso o il Pamir, hanno confini linguistici lungo i loro spartiacque. E’ solo in epoca moderna che questi sono venuti sempre più a coincidere con gli spartiacque laddove essi sono divenuti confini politici invalicabili. Come spiegare il fenomeno tosco-romagnolo?
Il dialetto romagnolo appartiene all’area linguistica franco-provenzale ed ha il suo confine meridionale sul versante adriatico con il fiume Cesano, in provincia di Pesaro. Quest’area linguistica, come tutte le altre dell’Italia attuale, è residua di una distribuzione precedente l’unificazione romana della penisola, anche se è improbabile che questa coincida con esattezza con quella di duemila anni fa. Il dialetto romagnolo e i vernacoli dell’area limitrofa della Toscana, sono incompatibili ed incomprensibili l’uno all’altro. I vernacoli del versante toscano hanno un preciso e netto confine solo lungo il crinale appenninico fra Pistoia e Cagli, essi sfumano, infatti, gradualmente nel ligure-parmense, nell’umbro o nel laziale altrove.
Il marcato confine linguistico fra Toscana e Romagna coincide col confine politico militare fra l’Italia Longobarda e quella Bizantina, vale a dire fra la Tuscia e l’Esarcato di Ravenna, solo fra il VI e l’VIII secolo; né prima, né dopo questa linea geografica costituì un confine politico rilevante. Sia in epoca etrusco-romana sia in epoca medievale, la gente poteva oltrepassare questo crinale in tutta l’area sopra indicata, senza remore di sorta. Resta da spiegare perché un simile divario linguistico non si riscontri invece su confini politici presidiati per secoli da eserciti contrapposti.
Una spiegazione potrebbe trovarsi nel fenomeno della transumanza, così poco studiato nei suoi effetti linguistici. Tutti i pastori della montagna romagnola, che dal Pistoiese al Montefeltro si recavano in Maremma e parlavano il toscano fino all’epoca in cui chi scrive vi iniziò le proprie ricerche (1964-67). Tutta questa area montana del versante adriatico, appartenuta politicamente a domini comitali a cavallo dell’Appennino, quindi ai comuni di Pistoia, Firenze ed Arezzo fino da quando esistono documenti, era bilingue. Il toscano era parlato dai pastori delle campagne e il romagnolo dagli abitanti dei borghi e delle cittadine. Con l’andare del tempo, e con l’evoluzione economica che ha portato ad estendere l’area della coltivazione del grano sempre più in alto, causando il restringimento o la scomparsa dei pascoli, il romagnolo è risalito fino allo spartiacque.
Tuttavia rimane da risolvere il dilemma che tradizioni pagane, etrusche e romane – e non semplici superstizioni e stregonerie - siano sopravvissute in maniera così evidente, non solo e non tanto in Etruria propria, ossia sul versante toscano, ma su quello romagnolo, che oltre ad essere area linguistica “gallica”, ha subito traumatici sovvertimenti genetici e culturali a seguito delle invasioni barbariche e di consistenti immigrazioni levantine. Mi pare di poter ritenere che queste tradizioni sia esistite soprattutto nell’ambito culturale della transumanza e quindi nell’ambito culturale e linguistico toscano, intatto all’epoca del Leland e oggi stravolto.
Sul versante toscano e in particolar modo in Casentino, la stragrande maggioranza dei toponimi appare rimasta inalterata dal 1000-1200 a.C. fino ad oggi. Si badi bene, ciò denota una continuità culturale, non genetica. La sostituzione genetica accertata nel Casentino come altrove a causa dello spopolamento dovuto in primo luogo alle Guerre Gotiche, poi ad epidemie e quindi da forti immigrazioni, non ebbe luogo, evidentemente, in modo traumatico, ma graduale. La sostituzione genetica deve essersi compiuta nell’arco di alcuni secoli, consentendo la trasmissione dei toponimi e di altri tratti culturali dagli indigeni agli immigrati. Tale fenomeno è in atto oggi con l’immigrazione di africani, albanesi, rumeni, polacchi ecc. i cui figli, anche se nati nei paesi di origine parlano perfettamente il vernacolo locale. Una così densa concentrazione di toponimi preistorici come si riscontra nel Casentino non ha eguale in altre parti d’Europa. Ciò mette ancor più in risalto la totale assenza di tali toponimi sul versante romagnolo. Qui solo Cesena e Ravenna hanno toponimi preromani certi.
Se tutto ciò fosse vero sarebbe risolto il mistero di come tracce di paganesimo etrusco-romano si siano potute conservare fino alla fine del XIX secolo proprio in Romagna, dove già nel VI secolo la popolazione latina era ridotta al 50%, col 40% di Levantini (greci siriaci, armeni, ebrei, egiziani, ecc.) e il 10% di Goti (A. Pertusi, 1963). Nel Casentino e in Mugello, dove la sostituzione genetica si realizzò con modalità diverse e culturalmente non traumatiche. Comunque sia, questa è solo una delle possibili spiegazioni di questo fenomeno antropologico di straordinaria singolarità che caratterizza l’area della ricerca del Leland.
Dall’opera stessa del Leland traspare, a vari livelli d’interpretazione, l’autenticità assoluta del lavoro. Nel testo dell’antropologo americano, analogamente a quanto accade in altri anche moderni che trattano la stessa tematica, si trovano costrutti quali “paganesimo”, “vecchia religione”, “stregoneria”, “magia” e simili, che rischiano di causare, nella mente del lettore non specialista, una gran confusione fra concetti e significati spesso radicalmente diversi. Occorre chiarire che anche la religione pagana condannava la “stregoneria” –vi sono documenti relativi a streghe date al rogo in autori classici- ed è quindi erroneo riferirsi alla stregoneria come “vecchia religione”, intendendo con ciò il “paganesimo” classico. (R. Lane Fox, 1986). La stregoneria era probabilmente ritenuta “vecchia religione” persino dai Romani e dai Greci che la sanzionavano con leggi severe. Un conto è quindi la credenza in divinità e spiriti del pantheon pagano classico, ben altra cosa sono invece la magia e la stregoneria, che derivano da tradizioni preistoriche antichissime o, come vedremo nel caso specifico del Sasso del Regio, alla presenza di popolazioni indoeuropee pagane.
Superstizione, in latino ‘superstitio-onis’, deriva da ‘superstare’ o “star sopra”; il lemma indicava originariamente una cosa che è ‘al di sopra della realtà terrena’, piuttosto che un’aberrazione della religione come nel suo significato moderno. La superstizione è al di sopra ed è quindi inaccessibile; l’etimologia stessa del termine ne spiega quindi il concetto. La pratica della magia, invece, si perde nella notte del Paleolitico ed è basata su due principi essenziali. Il primo principio consiste nel credere che una cosa ne produca una eguale, ossia, che l’effetto somigli alla sua causa; il secondo nel credere che due cose che sono state legate, continuino ad influenzarsi a vicenda dopo essere state separate. Il primo principio è definito “Legge della Similarità”, mentre il secondo “Legge del Contatto o Contagio”. Secondo la Legge della Similarità, il ‘mago’ assume di poter produrre qualsiasi effetto desiderato, imitandolo, mentre secondo la Legge del Contatto egli ritiene che una azione prodotta su di un oggetto avrà ripercussioni sulla persona alla quale l’oggetto appartiene o che con tale oggetto ha avuto contatto.( J. G. Frazer, III, 1, 1922)
Il Lavoro del Leland tratta queste materie, senza tuttavia fare le dovute distinzioni che invece il lettore moderno dovrà fare, per non cadere nell’errore di far di tutta l’erba un fascio. Il complesso dei graffiti del “Sasso del Regio” la cui esecuzione inizia con tutta probabilità nella preistoria, esprime a nostro avviso ambedue le tradizioni, quella pagana di ambito greco-romano e quella della stregoneria di ambito indoeuropeo. Tuttavia, l’impostazione iconografica così come appare oggi, mostra analogie con la Kabbalah in versione cristiana, o ermetica, facendo sospettare il sovrapporsi di un intervento, forse anche recente, da parte di intellettuali appartenenti alla tradizione cabalistica cristiana del circolo mediceo fiorentino oppure di illuministi o rosicruciani dell’800 o del ‘900.(A.C. Ambesi,1990)

brano tratto da: IL SASSO DEL REGIO


vedi anche Sopravvivenze etrusche e romane

Romagna laica

... alla spudoratezza, all'idiozia, all'intolleranza, all'ignoranza, non c'è mai limite ... la riprova è di questi giorni di festività sia religiose che laiche e per tradizione di origini precristiane e pagane (da noi in Romagna, terra di uno straordinario retaggio di cultura popolare intrisa di elementi di paganesimo etrusco-romano, è ancor viva l'antica usanza pagana propiziatoria dal fugarèn che si accendono in tutta la campagna e la tradizione dell'urazion (orazione) di soggetto sacro, delle canzoni epico-liriche, dei canti a la stesa, a la rastladora e a la sfuiadora a celebrazione del lavoro dei campi) ... festività all'insegna della pace e della tolleranza ... funestate dal tragico eccidio della leader dell'opposizione in Pakistan dal fondamentalismo religioso e politico ... incuranti delle libertà e dei diritti umani ... la lega nord romagna accende le micce dell'odio razziale nei confronti di ogni credo religioso per spegnere le tracce di festività e tradizioni e di una memoria storica locale laica ed anche storicamente pagana ed anticlericale (intesa come lotta per la tolleranza e l'umanitarismo), per propagandare un'identità populista, becera e blasfema, antitetica e antidemocratica: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. (Art. 3, Costituzione Italiana)
La miglior risposta alla loro stupida provocazione è quella di riproporre la bella iconografia della nostra Romagna laica che ci ha donato Giannetto Melemerenti negli anni '50 del trascorso novecento.

mercoledì 26 dicembre 2007

Nel dramma della Famiglia di Nazaret ...

«Il Bambino che fugge in Egitto con la sua famiglia dà un’infinita dignità a tutti gli immigrati che bussano alle nostre porte con il loro bisogno, e dunque con il loro diritto di essere rispettati. Soltanto quando si dimentica il valore di quella fuga, si può parlare di immigrati clandestini come di "delinquenti" da cui difendersi. Se si tiene conto di quello che Gesù è stato nella fuga in Egitto, il clandestino appare per quello che è: un essere umano con tutti i diritti che la dignità di persona comporta. Una dignità che non si può semplicemente negare, a meno di compiere un ulteriore atto di delirio d’onnipotenza»
[da "le vittime e il potere" il teologo Bruno Forte]


[antica stampa popolare]

Nel 1952, Papa Pio XII scrisse ... "La famiglia di Nazaret in esilio, Gesù, Maria e Giuseppe emigranti in Egitto e ivi rifugiati per sottrarsi alle ire di un empio re, sono il modello, l'esempio e il sostegno di tutti gli emigranti e pellegrini di ogni età e di ogni Paese, di tutti i profughi di qualsiasi condizione che, incalzati dalla persecuzione o dal bisogno, si vedono costretti ad abbandonare la patria, i cari parenti, i vicini, i dolci amici, e a recarsi in terra straniera"


Dal Vaticano, 18 Ottobre 2006
"Nel dramma della Famiglia di Nazaret, obbligata a rifugiarsi in Egitto, intravediamo la dolorosa condizione di tutti i migranti, specialmente dei rifugiati, degli esuli, degli sfollati, dei profughi, dei perseguitati. Intravediamo le difficoltà di ogni famiglia migrante, i disagi, le umiliazioni, le strettezze e la fragilità di milioni e milioni di migranti, profughi e rifugiati. La Famiglia di Nazaret riflette l'immagine di Dio custodita nel cuore di ogni umana famiglia, anche se sfigurata e debilitata dall'emigrazione."
BENEDICTUS PP. XVI

sabato 15 dicembre 2007

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Signor presidente,
nonostante la grande stima che ho nei suoi confronti, mi perdonerà se, seguendo l’esempio dei miei genitori, volutamente non uso le lettere maiuscole nel rivolgermi a lei ed alle istituzioni in genere, nel tentativo di riavvicinarvi un po’, almeno simbolicamente, alla popolazione italiana.
Leggo sui giornali, con immensa gioia, che é stata finalmente presentata all’ONU la moratoria internazionale sulla pena di morte. Credo che sia una grande battaglia di civiltà portata avanti dal nostro Paese.
La vicenda di cui vorrei informarla, però, è un’altra.
Non so se ha sentito parlare di quell’uomo di 44 anni, trovato morto nel carcere di Capanne, nei pressi di Perugia, la mattina del 14 ottobre scorso.
Quell’uomo era un falegname che viveva nelle campagne dell’Umbria, nel cuore del nostro Paese, e conduceva una vita fatta di duro lavoro, amore per la propria famiglia ed i suoi tre figli, di preghiera ed amore per la natura. Quell’uomo costruiva mobili, mensole, porte, finestre, soppalchi. Era una delle persone più tranquille del mondo, quell’uomo, ed era circondato da centinaia di persone che gli volevano bene. Era un nonviolento, un “gandhiano”, e, come me, avrebbe apprezzato moltissimo l’iniziativa per l’abolizione della pena di morte in tutto il mondo. Quell’uomo la sera del 12 ottobre è stato arrestato perché nel suo orto è stata trovata qualche piantina di canapa indiana per uso personale. La canapa, come è noto, è quella pianta che i nonni dei nostri nonni hanno coltivato e utilizzato per centinaia di anni, fino all’introduzione in Europa del tabacco, pianta che, a differenza della canapa, provoca dipendenza e causa milioni di morti in tutto il mondo.
Va da sé che se in un Paese aumentano le cose considerate illegali, il mondo dell’illegalità trova nuova linfa per alimentarsi e diventare sempre più forte. Ecco probabilmente perché, venendo incontro alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta, alle multinazionali del tabacco, nonché alla malavita in genere, la canapa è stata equiparata alle droghe ed inserita tra le sostanze illegali.
Fermo restando, comunque, che il problema della droga, quella vera, quella che si trova con gran facilità in tutte le discoteche, o quella di cui fanno uso molti uomini d’onore che siedono sui banchi di Montecitorio e Palazzo Madama, sia un problema molto serio. Ma torniamo al nostro uomo, un problema ancor più serio.
L’arresto è avvenuto al termine di una giornata di perquisizioni, a seguito delle quali, oltre alle piantine, si è scoperto che il falegname aveva soldi in casa per un valore di 30 (trenta) euro, e nessun conto in banca o in posta. E’ stato quindi deciso di mettere l’uomo, totalmente incensurato, in una cella di isolamento, e lasciare a casa, per un tempo indeterminato, un ragazzino di 14 anni in compagnia della nonna ultranovantenne in precarie condizioni di salute.
C’è chi dice che l’uomo sia stato scambiato per qualcun altro, forse per uno spacciatore, forse per un anarchico o chissà chi.
I fatti ci raccontano che dopo l’arresto, sono state effettuate le consuete ed accurate visite mediche e psichiatriche, attestanti che l’uomo era in perfette condizioni psico-fisiche, con pressione arteriosa e battito cardiaco ottimali. La mattina del 14 l’uomo è stato trovato morto.
I medici legali, la voce della scienza, ci dicono che dopo la prima autopsia sul corpo dell’uomo sono state riscontrate delle lesioni. Lesioni compatibili con l’omicidio. Compatibili con la tortura. Tortura che, se confermata, è stata certamente compiuta da professionisti, gente addestrata ad uccidere con metodi che non lasciano segni esteriori, ma svariate lesioni interne, riscontrabili solo tramite esami autoptici.
Ovviamente c’è un’indagine in corso, che potrà confermare o meno queste ipotesi. Ed a proposito dell’indagine, essendo lei anche il presidente del Csm, vorrei informarla di alcuni particolari. Si sa che un carcere di “sicurezza” è tenuto ad essere videosorvegliato ed a fornire le immagini di tutto ciò che succede al suo interno, 24 ore su 24. Ma le attese immagini chiarificatrici non hanno ancora chiarito nulla. Si sa anche che quando un magistrato fissa l’incidente probatorio è obbligato a convocare tutte le parti in causa. Ma anche questo non è successo. Ultima precisazione, poi, che potrebbe apparire alquanto bizzarra: il magistrato che sta conducendo le indagini è la stessa persona che ha ordinato l’arresto dell’uomo.
E’ ovvio, comunque, che in un Paese civile come il nostro, un Paese che diffonde democrazia, pace e giustizia in tutto il mondo, ci si aspetterebbe che, se ci fosse qualcuno sospettato per aver commesso un simile assassinio, costui fosse quanto meno sospeso dal proprio incarico. Beh, non ci crederà, signor presidente, ma questo non è successo.
Un Paese come il nostro, che porta alta la fiaccola dei diritti umani ed urla al resto del mondo di abrogare la pena di morte, consente a propri dipendenti, sospettati di simili atrocità, di continuare ad esercitare la loro “professione” indisturbati, magari nei confronti di altri uomini o donne. Magari proprio in questo momento, mentre le sto scrivendo.
Sabato 10 novembre a Perugia c’è stata una grande manifestazione, piena di giovani e con oltre duemila persone, che chiedevano verità e giustizia per quell’uomo. Chiedevano di poter vivere in un Paese migliore, signor presidente.
Ho la speranza, signor presidente, che un giorno qualche nazione, ancora più civile della nostra, vada all’ONU a chiedere che venga fatta piena luce sulle centinaia di morti che avvengono all’interno delle carceri italiane.
Questo per sperare di poter vivere in un mondo un po’ più giusto, un po’ più libero, un po’ più vivibile.
Così come avrebbe voluto anche quell’uomo. Quell’uomo che si chiamava Aldo. E che era mio fratello.
Distinti saluti.
Claudio Bianzino

sabato 1 dicembre 2007

DROGA: IL PIANO D'AZIONE DI FERRERO, CONTRO OGNI SBALLO

ANSA - 2007-11-29 12:31 - ROMA - Un piano valido un anno, per recuperare il tempo perduto e intanto preparare quello a più lungo respiro, che avrà durata triennale come vuole l'Europa: e' il Piano italiano di azione sulle droghe, che il ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero ha scritto in collaborazione con alcuni colleghi di governo, e che l'Ue ci ha chiesto da tempo visto che l'Italia, insieme a Malta, è l'unico Paese europeo a non esserne dotato.

Quello di oggi è il penultimo step del Piano d'azione, che dopo l'ok del Consiglio dei ministri dovrà ora affrontare il vaglio della Conferenza Stato-Regioni ed enti locali. Il documento prevede per la prima volta una valutazione del raggiungimento degli obiettivi e un forte coordinamento tra tutti i soggetti impegnati nell'intervento sulle droghe. Sempre per la prima volta, sarà fatta una mappatura delle risorse e del sistema dei servizi per le dipendenze; saranno anche definiti i criteri per trasformare i servizi a fronte delle nuove forme di consumo, includendo oltre a sostanze stupefacenti come la cocaina e le droghe sintetiche anche il doping e il gioco d'azzardo patologico. Cinque gli assi sui quali è incardinato il piano, che copre tutto il 2008: coordinamento nazionale e interregionale; riduzione della domanda; riduzione dell'offerta; cooperazione internazionale; informazione, ricerca, valutazione.

COORDINAMENTO - Prevista la creazione di un coordinamento permanente tra le amministrazioni centrali, regionali e locali competenti e la ricostituzione del Coordinamento tecnico tra le Regioni in materia di droga. Una delle grosse novità è la valutazione del raggiungimento degli obiettivi indicati nel Piano, che sarà attuata mediante la stesura di un report indicante le criticità e i suggerimenti per il Piano triennale.

RIDUZIONE DOMANDA - Si prevede la creazione di Piani d'azione regionali di durata pluriennale. Nei locali di divertimento, i servizi per le dipendenze faranno interventi di "prevenzione selettiva" rivolti ai consumatori. Sarà istituito l'Osservatorio sul disagio giovanile legato alle dipendenze. Si farà una mappatura del sistema dei servizi, che servirà a definire i criteri per riformarli, anche a fronte di nuove forme di consumo come la cocaina, le droghe sintetiche, le sostanze dopanti e il gioco d'azzardo. Poi ancora definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza per le dipendenze patologiche, produzione di linee guida sulla riduzione del danno e individuazione delle tipologie di intervento che possono, da sperimentali, diventare stabili, oltre al coinvolgimento dei medici di base nel trattamento delle persone dipendenti, in collaborazione con i Sert.

BOLLINI CONTRO GIOCO PATOLOGICO E DOPING - Previsti accordi con le associazioni dei gestori di slot machine, per sensibilizzarli alle problematiche del gioco patologico e farli aderire a un codice di auto-regolamentazione: i locali che si adegueranno avranno una sorta di bollino di qualità, una certificazione di "locale libero da gioco patologico". Stesso percorso per le palestre: accordi con le associazioni di categoria per sensibilizzare i gestori alle problematiche del doping e rilascio finale della certificazione di "palestra sicura".

RIDUZIONE OFFERTA - Obiettivo principale è migliorare gli interventi repressivi di contrasto alla produzione e al traffico, concentrandosi sulla criminalità organizzata. Previsti accordi di cooperazione transnazionali. Tra le curiosità, la modifica della legge attuale sulla droga (309/90) per consentire la coltivazione della canapa sativa (la pianta da cui si ricava la fibra, non quella da cui si ottiene l'hashish) "a fini leciti". Da segnalare anche la lotta al traffico di droghe via Internet, anche attraverso una mirata revisione normativa (come già avvenuto per la pedopornografia).

COOPERAZIONE INTERNAZIONALE - Prevista l'assistenza finalizzata alla creazione di attività economiche alternative alle coltivazioni illegali (ad esempio l'aiuto ai contadini afghani per trasformare le colture di oppio).

INFORMAZIONE - Previsto l'avvio del nuovo Sistema Informativo Nazionale Dipendenze (Sind), un nuovo modello di raccolta dati sui consumi. Il piano vuole anche attivare in via sperimentale il Sistema di Allerta Rapido (Early Warning System) nazionale, in linea con quanto previsto in ambito europeo: si tratta, in sostanza, di raccogliere, validare e diffondere le informazioni, fornite dagli operatori delle dipendenze, sulle nuove sostanze che compaiono sul mercato o su sostanze tagliate in modo da essere pericolose, sulle nuove tendenze e i nuovi fenomeni. Per quanto riguarda le sostanze dopanti, infine, si prevede un'azione di informazione da attuare per telefono e attraverso i mass media: in pratica, una sorta di numero verde sul doping.